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La malattia da reflusso gastroesofageo in gravidanzaIl reflusso gastroesofageo è una malattia frequente tra le donne in gravidanza, infatti insorge nel 30-50% dei casi. Ciò avviene perché durante la gravidanza il corpo aumenta i livelli ormonali per preparare il corpo alla fase del parto, avviene un rilassamento di legamenti e muscolatura che può interessare anche lo sfintere esofageo (valvola che regola la chiusura tra esofago e stomaco durante la digestione) e inoltre, il bambino crescendo nella pancia esercita una pressione sempre maggiore sullo stomaco della donna favorendo ulteriormente la comparsa dei sintomi gastrici.
Generalmente i medicinali più utilizzati per combattere la malattia da reflusso
gastroesofageo sono gli antiacidi contenenti bicarbonato di sodio, che però
durante la gravidanza vanno evitati perché possono causare l’alcalosi materna o
fetale e un sovraccarico di liquidi. Per fortuna esistono altri farmaci che le
donne incinta affette da questa patologia possono assumere, come ad esempio i
PPI (Inebitori Pompa Protonica). Anche se i dati clinici sul loro
impiego durante la gravidanza sono limitati, recenti studi hanno dimostrato che
il loro utilizzo, almeno durante i primi mesi di gestazione, non comporta alcun
aumento di rischio di malformazioni congenite del feto. L’unico farmaco
per il reflusso gastroesofageo, appartenente alla famiglia dei PPI da non assumere durante la gravidanza è
l’omepranzolo, semplicemente perché il suo utilizzo durante le gravidanze non è
stato ancora valutato in modo adeguato. |